ROCCA SAN FELICE

Ore 9:00 - colazione
Ore 10:30 - Partenza per Rocca San Felice, visita al museo civico, visita al centro storico, al castello mediovale, visita alla valle delle Mefiti. Transfer con accompagnatore. Guida esperta del posto.
Ore 14:00 - pranzo in fattoria.

Per info/prenotazioni rivolgersi al personale della struttura

 

LE ORIGINI DI ROCCA SAN FELICE

Dopo anni di lotta per contendersi il principato di Benevento, nell’848, il re Ludovico, figlio dell’imperatore di Germania Lotario, impose un accordo che prevedeva la divisione dell’originario principato in due: quello di Benevento e quello di Salerno. I confini dei due principati, in questo luogo, furono segnati dal fiume Fredane. Per controllare quel tratto di confine il principe di Salerno fece costruire le fortezze di Monticchio dei L. e di Guardia dei L.di ,mentre quello di Benevento fece costruire le fortezze di S. Angelo a Pesco (oggi “Pescone”) e di Rocca S. Felice. In quest'ultima inizialmente abitarono i soldati e il torrione fu la dimora del capitano. Ben presto trovarono rifugio e protezione sotto la roccaforte i contadini che vivevano a Santa Felicita e alla Mefite. Le capanne di questi contadini, unitamente alla fortezza, costituirono il primo nucleo abitato di Rocca S. Felice.


IL CENTRO STORICO

L’antico centro storico ha conservato, unico esempio in Alta Irpinia, la caratteristica tipologia di insediamento medioevale con vicoli stretti e case basse con mura in pietra locale ornate dalla tipica "romanella" (la gronda formata da embrici capovolti posti a scalare con sottostante uno o più filari di mattoni), e davanzali scolpiti. Non è raro trovare sulla muratura delle vecchie abitazioni monofore e bifore o archi e trappe che ripropongono le vecchie botteghe. Il castello medioevale domina dall’alto della rocca tutto il paese. Il borgo è la parte più antica del centro storico, qui si trova il museo civico che raccoglie i reperti rinvenuti durante la recente ricerca archeologica. Il centro del paese è la piazza con il tiglio secolare, la fontana monumentale, gli archi e il loggiato del palazzo De Laurentis-Villani e "re muredde", una serie di scalinate che porta a via Castello.


LA MEFITE

" Est locus Italiae medio sub montibus altis, nobilis et fama multis memoratus in oris, Ampsancti valles.... " " Vi è un luogo al centro dell'Italia circondato da alte montagne, famoso e celebre in ogni posto: la valle d'Ansanto…." Versi 563-565 del VII Canto dell'Eneide di Virgilio Se scendi vicino al lago e ti fermi a guardare, intorno vedrai un biancore di terra arida accentuata da chiazze gialle. Non c'è segno di vegetazione se non lontano. Qui predomina il rumore dell'acqua che "ribolle" sotto la spinta di una colonna ascendente di gas compresso che soffia sotto il lago, altrove soffia da buche grosse, altrove ancora da forellini quasi invisibili. Perciò è rumore in qualche modo armonico, che va dal rauco al sibilo. Ma non è un soffio innocuo. Lo zolfo, nelle sue diverse componenti, le fa da padrone. Una eccessiva imprudenza potrai pagarla cara: un leggero brivido ti bloccherà il passo e potresti cadere senza possibilità di scampo. La gente dei dintorni racconta dei casi di morte e taluni si sono verificati soltanto pochi anni addietro.


IL LUOGO

Quasi per toglierti l'impressione di solitudine e di paura il panorama ti accoglie con un folto ciuffo di ginestra in fiore. E' una pianta nana, diversa da quella alta e profumata che inghirlanda tanti poggi solitari ed anfratti assolati. Trovarla qui, investita continuamente dalle esalazioni gassose, è il segno che la vita animale e vegetale assedia con prepotenza il "fosso mortale" affinché non contamini più di tanto il territorio dell'uomo. Il punto dove sorge la ginestra, ti dà, con la sicurezza del respiro, la padronanza sul senso di paura che ti prenderà in alcuni momenti nella valle in basso. Puoi ammirare il panorama e sentire il rumore che si sprigiona da questo laboratorio della natura. In primo piano c'è il lago grande (quello naturale) e altri due piccoli e circolari (fatti dagli uomini per raccogliere il fango che veniva utilizzato per la cura della pelle). Comunque l'invaso col tempo si è ristretto per un progressivo interramento a causa dello smottamento del terreno a monte e con l'erosione meteorica dello stesso.


I REPERTI ARCHEOLOGICI

I reperti più significativi rinvenuti durante gli scavi alla stipe votiva della dea Mefite oramai sono conosciuti dall'archeologia internazionale e le loro fotografie appaiono nelle pubblicazioni specializzate. Si trovano tutti nel Museo provinciale di Avellino dove sono certamente i pezzi più ammirati e di maggior pregio. Tra i reperti più significativi sono da menzionare: le statue lignee risalenti al periodo dell'influsso della cultura greca arcaica e databili VI secolo a.C.; statuine fittili integre, tra le più espressive una statuetta femminile a tutto tondo che presenta affinità per il panneggio ad un tipo frequente in ambiente italico che trova le sue origini nel mondo greco; due figure di Athena in piedi che sono facilmente databili nel V secolo a.C. che si presentano modellati in loco; molto interessante una collana d'ambra sia per la sua bellezza che per la rarità della lavorazione artigianale, databile VI sec.; sono da segnalare, altresì, statuine fittili raffiguranti Ercole, Afrodite, Eros, bronzetti, terrecotte e monete provenienti da varie zone commerciali, fibule d'oro, tronetti in legno, coppe sacrificali ecc